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Set
18
2007
-

Hai cominciato la scuola elementare

Hai cominciato la scuola elementare e questa volta non ho potuto accompagnarti come il primo giorno di scuola materna. Ci avrei tenuto tantissimo, ma non è stato possibile. Allora ho dovuto immaginare cosa passava nella tua testolina e quali sentimenti occupavano il tuo animo. Quando hai iniziato la scuola materna eri felice e spensierata per la nuova avventura. Era un gioco bello dopo tante sofferenze. Ti sentivi grande come tuo fratello.
Finalmente a scuola, era finita la tua prima infanzia. Ma scappavi anche dagli ospedali dai medici ed infermieri che spesso ti avevano fatto tanto male. E scappavi dalla solitudine e facevi un bagno di bambini, in mezzo a tanti bambini come te. Eri felice tu, eravamo tanto emozionati noi, commossi. Era una conquista anche per noi, restituirti un po’ di “normalità”.
Anna va a scuola come tutti i bambini.
E’ una risposta al terribile destino che, non sappiamo perché, si è accanito contro di te (e contro di noi che ti vogliamo un mondo di bene). Era un grido di battaglia contro la cattiva sorte toccata a te, piccola mia, innocente come tutti i bambini.
Diverso il tuo primo giorno di scuola elementare.
Molto emozionata tu, anche impaurita e timorosa. Preoccupato e triste io, qui da lontano. Ormai non sei più la bambina che iniziava la scuola materna. Hai avuto paura di non farcela. Avevi paura e stavi male per come saresti stata guardata dagli altri bambini. Avevi paura per la tua “diversità” che saresti stata chiamata a spiegare. Cosa hai? Perché stai sulla carrozzella? Perché riesci a muovere solo la testa? Come è stato l’incidente? Perché non riesci a respirare da sola. Ma tu guarirai? Quando?
La naturale ed innocente curiosità dei bambini, tuoi nuovi compagni, ti avrebbe fatto tanto male, ancor più, forse, di quello che tante volte ti hanno fatto medici ed infermieri. E tu non vedi l’ora che trascorrano i giorni e quelle domande non ci siano più.
E i nuovi maestri. Cosa si sarebbero aspettati da te? Ce l’avresti fatta a “fare” le cose come tutti i tuoi nuovi compagni?
Emozioni, paure che hanno tutti i bambini. Emozioni e paure che tu avverti in modo amplificato per il tuo stato.
Sei stata forte, quasi spavalda, mentre erano con te i tuoi genitori. Non volevi deluderli mostrandoti debole. Poi sei scoppiata a piangere dopo che sono andati via. Sei rimasta sola con la Emanuela, hai provato l’orrore del rimanere soli al mondo nel tuo stato, sola con le tue difficoltà.
Due giorni dopo sono venuto da te. Ti ho fatto la sorpresa.
Sei rimasta quasi trasecolata, a bocca aperta, non sapevi che dire. Le emozioni erano troppo forti per farsi leggere sul tuo bellissimo viso. Mi hai visto parlare con le tue nuove maestre. Poi abbiamo avuto in disparte un minuto tutto per noi in cui abbiamo scherzato ed hai riconosciuto il tuo nonno giocherellone di sempre. Giocavo con te ma avevo un nodo alla gola che avrebbe potuto strozzarmi.
La mia piccola comincia la scuola elementare.
Tu cresci, io mi faccio più vecchio (non devo dire vecchio perché ti arrabbi e non vuoi sentire questa parola attribuita a me). Tu mi vedi sempre giovane forte bravo in gamba, sicuro simpatico tenero dolce, sempre di buon umore e pronto a ridere e scherzare e giocare con te.
Ma non è così, piccola mia. Sapessi le mie gracilità e debolezze. Le mie paure ed i miei dubbi. Le mie malinconie e le mie tristezze.
Ma a te “non serve” sapere ciò. Non puoi, tra le altre disgrazie, “perdere” anche questo nonno giocherellone ed un po’ pagliaccio per te. Sicuro e spavaldo che dà sicurezza fiducia e speranza perché poi, alla fine, tutti i problemi si possono risolvere. Un nonno che per primo, ricordi al Niguarda di Milano due anni fa?, ti ha fatto “fare i compiti”.
Domani verrò a trovarti e rinnoveremo i nostri “giochi”. Ti farò ridere, farò ancora il “pagliaccio” per te e tu mi racconterai della scuola dei tuoi nuovi compagni, delle nuove maestre……


N.B. Scusami se continuo a chiamarla scuola elementare. Scuola primaria mi dice poco, non mi richiama niente nella mente e nel cuore. 
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Set
04
2007
-

Ora avrei bisogno di silenzio

 
Ora avrei bisogno di silenzio
di quel silenzio
vero
meritato
avrei bisogno
di morire
riposare
andare
là dove regna
la pace
io
dimenticata
non più che in vita.
 
Mamma
tu
arranchi
e dormi
già sulla mia spalla
respiri sul mio collo
l’aria della vita tua
buona
e densa.
 
Ora avrei bisogno di silenzio
di quel silenzio
amato
che qui non dura
mamma
io
là nel tuo ventre
antico vedevo già
l’eterno.
 
Dimmi mamma
col tuo profilo
stanco
col tuo sorriso buono
dimmi
chi sono
io
che muoio
della tua morte.
 
Ricordi?
Tu dicevi
Via dai
sei forte
Ricordi?
Rispondo
ora avrei bisogno di silenzio.
 
Mamma
il primo bacio
lo raccontai a te
e tu ridevi
buona
ero triste
io
come ora
ma tu ridevi
e io credevo
nella tua gioia.
 
Ricordi
mamma?
ero triste
io
sapevo già
che presto
avrei chiesto
la voce del silenzio.
 
Eri il sole mamma
col tuo profilo
da medaglia
e io guardavo
il tuo sorriso
rideva
trillava
un grande
amore per la vita.
Perché non m’hai insegnato?
 
Mamma
a te raccontai
la mia tristezza
la mia paura
Ricordi?
E tu paziente
le ascoltasti
ma poi l’amore
in te era più forte
della malattia.
 
Ricordi?
e già era
il mio piccolo
nel ventre
e tu eri lontana
sul punto di morire
ma tu ridevi
e col tuo amore
trillasti fuor la morte
e io ero triste.
 
Ricordi?
mamma
già temevo l’oggi
e così andò
per anni
con te lontana
e il mio piccolo
da crescere
alla gioia
che non m’apparteneva
e te lo dedicai
io
avrei voluto
il tuo sorriso
l’amor fresco
che ride
trilla
alla morte
invece
mamma
chiedo l’eterno.
 
30 aprile 2007
Claudia f.
 
 
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