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Feb
26
2008
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Anna racconta

LA STREGA CHE DIVENTA UNA FATA
 
Due settimane fa la fata Alina uscì per fare una passeggiata e chi incontro’?
Una strega!
La strega le fece chiamare tutte le sue amiche fate, e poi tutte le fate erano costrette a lavorare per la strega.
Visto che loro lavoravano sempre di più diventarono un po’ cattive pure loro.
Solo una fata che si chiamava Alalta riuscì a non diventare cattiva. Per cercare la Fata Madre di tutte le fate che aveva l’antidoto per farle ritornare fate alalta percorse lunghi giorni e lunghe notti.
Mentre si incamminava verso la Fata Madre, incontrò tanti amici: una farfalla di nome Azzurrina, una sirena di nome Marea, e una fata di nome Stella che la aiutararono a cercarla.
Arrivarono.
La fata madre disse
"Chi sei ?"
"Sono Alalta e sto cercando il tuo aiuto per salvare le mie compagne". "Raccontami, cosa ti è successo ?“
Disse la madre.
"La nostra regina Alina è andata a fare una passeggiata e ha incontrato una strega di nome Malvi e tutte le fate sono costrette a lavorare per lei e mentre loro lavorano lei versa un liquido velenoso, che si chiama "trasformalefateinstreghe" nei loro bicchieri per farle diventare più cattive. E allora sono riuscita a non bere quella roba anche se avevo sete. E allora sto cercando un antidoto per fare ritornare le mie compagne delle fate".
La Fata Madre cercò l’antidoto che si chiamava
"trasformalestregheinfate" e glielo diede.
E lei disse: 
"Grazie, Fata Madre".
"Prego" disse lei, e se ne andò.
Le sue compagne bevvero quella pozione sempre di più, sempre di più, un bicchiere al giorno e diventarono di nuovo delle fate. Poi anche la strega lo bevve sempre di più, pure lei un bicchiere al giorno, e diventò una fata pure lei.
Il giorno dopo arrivarono tutte le altre streghe e dissero:
"Dov’è la nostra compagna ?"
“La vostra compagna è insieme a noi.’’
"Dov’è?" disse una delle streghe.
"Sono qui a fianco a lei" 
E loro risposero:
 "Come mai sei diventata una fata ?“
La fata Alalta rispose :
"Noi le abbiamo fatto bere un cosa che trasforma le streghe in fate".
"Potete andare a dormire adesso" dissero le fate.
Le streghe si accomodarono nelle stanze delle fate poi le fate, mentre loro dormivano, misero dentro il bicchiere, nel quale bevevano dopo avere fatto il riposino, la pozione che avevano dato alla strega Malvi.
Le fate se ne andarono. Poi dopo un po’ le streghe si svegliarono, bevvero l’acqua tanto tanto tanto tanto tanto e a poco a poco anche loro diventarono della fate.
Anche le fate vere si svegliarono, poi una strega disse:
"Grazie ci avete tolto dal male"
E vissero per sempre felici e contenti !
 
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Feb
22
2008
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Anna Racconta

L’amico di Tino
 
Un elefante di nome Tino viveva nella giungla e passava i pomeriggi a giocare a palla con il suo amico immaginario Miele, perché non aveva altri amici.
 
Gli altri animali del branco lo prendevano in giro perché non era uguale a loro: la sua coda assomigliava a quella di un leone.
 
Un giorno, mentre giocava a palla, incontrò un ippopotamo di nome Ippo e di cognome Ippo, che stava andando a scuola e gli chiese se voleva accompagnarlo. Tino gli rispose: “ Sì, molto volentieri”.
 
Si incamminarono e, arrivati a scuola, si sedettero vicini nello stesso banco.
 
Il maestro fenicottero disse:” Oh abbiamo un nuovo amico” riferendosi a Tino e chiedendogli di alzarsi per presentarsi alla classe. “Io sono Tino Efi, Tino di nome ed Efi di cognome!”
 
Durante l’intervallo, mentre stavano in giardino, Tino tirò fuori il suo amico immaginario e ricominciò a giocare a palla perché non conosceva nessuno.
 
 Il maestro fenicottero si avvicinò a Tino e gli chiese perché giocava da solo, lui rispose che non giocava da solo, ma con Miele.
“Chi è Miele?” Domandò il maestro.
“Miele è un mio amico molto speciale che ogni tanto si rende invisibile.”
 
Il maestro stranito gli chiese di farglielo vedere, Tino allora chiese a Miele di rendersi visibile, si scoprì così che Miele non era un amico immaginario, ma un simpatico camaleonte.
 
(Torino, 28 gennaio 2008)
 
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Feb
19
2008
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LE FATE NEL FIORE

Anna racconta

 

LE FATE NEL FIORE

In un bel prato c’era un fiore alto alto, proprio altissimo. Un giorno piovve e venne una strega.

Una fata che viveva in quel fiore fu costretta a uscire per combattere contro la strega che voleva un duello di magia.

La fata provò tutti gli incantesimi, ma la strega aveva poteri maggiori.

Dicevano che aveva poteri maggiori, ma in realtà non era così.

Poi lei (la fata) provò il suo ultimo incantesimo e la strega scomparve.

Il fiore, grazie al ballo della primavera, diventò ancora più alto, poi, visto che era il compleanno della fata-regina, ballarono tutte le fate insieme dentro il fiore.

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Feb
15
2008
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Anna raccontami una storia

Dopo un quadrimestre scolastico sai già leggere e scrivere, come gran parte dei bambini della tua età. Hai accusato qualche disagio agli inizi dell’anno scolastico. Mentre nella scuola materna hai sempre giocato e "socializzato", alla scuola elementare hai cominciato a "lavorare" ed hai dovuto confrontarti con gli altri bambini, e, qualche volta sei chiamata dalle maestre anche a competere.

Il confronto e la competizione non ti si addicono per carattere e per condizione, ma questo dipende dalle scelte delle tue insegnanti. Tu hai più bisogno di collaborazione, di cooperazione, perchè ogni altro tipo di discorso ti porta inivitabilmente a soffrire per la tua condizione. E tu ti chiudi in te stessa, anche se hai un carattere solare, simpatico ed empatico.

La cosa più importante per te è trovare il tuo posto, il tuo ruolo nella comunità dei pari, nelle attività che si svolgono per poter pensare: Anna c’è non solo per le persone che le vogliono bene, il suo posto al mondo c’è. Anna è importante non solo come essere umano, ma come "cittadina" del mondo, che può imparare, migliorarsi, lavorare, essere attiva e partecipe della vita comune, avere e farsi una famiglia. Per raggiungere questi traguardi devi essere messa in condizioni di farlo, senza fretta, senza ansia da prestazione, rispettosi dei tuoi tempi, delle tue capacità, del tuo modo di vedere il mondo dal lettino o dalla tua carrozzina.

Tu hai bisogno di comunicare il tuo mondo interiore ricco di bambina, così diversa, ma così uguale agli altri bambini. Nel racconto trovi la strada per far entrare in contatto il tuo mondo interno con ciò che ti circonda, la tua realtà, la tua, sia pur breve, ancorché drammatica, storia.

Hai cominciato a dar corpo e parole alle storie che fin ora ti sei raccontata da sola dentro di te, magari per sfuggire al mondo dagli adulti, magari per difenderti, non potendo andare nell’altra stanza o nasconderti sotto il letto o dietro la porta, come fanno tutti i bambini.

Se gli adulti te lo consentiranno, potrai esplorare, sperimentare, trovare il terreno favorevole e congeniale a te, su cui costruirti il tuo territorio di capacità e competenze e fondare, in tal modo, un tuo progetto di vita. Una vita dignitosa di una persona completa, non di una povera tetraplegica gravissima che non può nemmeno respirare da sola. Di una bambina che ha una bella testa ed un’interiorità profonda, delicata, dolce, aperta al mondo, anche se il mondo lo vede dal suo lettino o dalla sua carrozzina.

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