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Feb
18
2009
-

Ti hanno dato i voti

Semplicemente Longhena
Cara Anna, mi ha detto la tua mamma che le hanno consegnato la scheda con la valutazione quadrimestrale espressa in voti numerici. Ti hanno dato i voti. Tanti numeri.
Finora i numeri ti sono stati sempre simpatici perché con loro ti diverti a misurare le cose, a contarle ricavandone le quantità e poi a confrontarle, a fare operazioni, a fare giochi e ipotesi.
Per te giocare con i numeri è ordinare e riordinare la realtà attraverso la simulazione, obbligata come sei sul terreno dell’astrattezza e della virtualità, non potendo muoverti, toccare le cose, spostarle da un punto all’altro, ordinarle nello spazio a tuo piacimento, come spinge a fare la fantasia e l’immaginazione di tutti i bambini che dispongono del loro corpo, delle loro mani, delle loro gambe.
Tu sai che 8 (ma anche 7 oppure 9 oppure 5 ecc. affinché gli altri numeri non si offendano) è un numero che rappresenta una quantità di oggetti, come otto alberi, otto bambini, otto libri ecc. ma da questo fine quadrimestre ti è stato detto che con i numeri si dice anche quanto è bravo o meno bravo un bambino.
Che cosa pazzesca, avrai pensato nella tua testolina.
Un nuovo gioco? Si! Ma le sue regole tu non le sai e, quel che è peggio, non le conoscono nemmeno gli adulti che questo gioco si sono inventati. E non le sanno perché non ci sono regole che possano valere per tutti, ed è privo di regole perché il gioco stesso non significa nulla.
Ma come si fa a dire quanto vale un bambino usando gli stessi numeri, ogni bambino è diverso dall’altro, il numero è sempre un numero. L’8 è sempre otto, non è che una volta è più otto, un’altra volta lo è meno, una volta simpatico un’altra volta antipatico, una volta è bello, perché mi sembra grande, un’altra volta è brutto, perché mi sembra piccolo, e quando è brutto assomiglia al sette, e quando è bello assomiglia al nove. L’8 è sempre 8. Come si fa a misurare qualità diverse, non cose, non oggetti con lo stesso numero?
Quello che sappiamo, come lo sappiamo, quello che ci incuriosisce e interessa, la nostra volontà, la nostra simpatia, la nostra bontà, le nostre capacità, quelle palesi e quelle ancora nascoste, hanno bisogno delle parole per essere capite e comunicate. Perché le parole sanno essere sempre diverse, particolari, hanno tante sfumature, hanno tanti colori come l’arcobaleno, come i bambini che hanno tante sfumature e hanno i colori dell’arcobaleno.
A te hanno dato un numero, che è uguale a quello di altri bambini, ma tu non sei come loro, tu sei speciale, e questo dobbiamo spiegartelo con le parole, con dolcezza, con amore, affinché tu capisca e ti convinca che sei stata splendida, straordinaria, a imparare e a fare bene ciò che gli altri bambini come te fanno, ma con la differenza che tu muovi solo la testa, non le mani, non le gambe, non il resto del corpo.
Sai quanto ti avrebbe aiutato poter seguire col ditino il rigo nella lettura? Saresti diventata in breve tempo velocissima come un missile.
Sai quanto ti avrebbe favorito poter muovere le dita per imparare prima a contare?
Sai quanto ti avrebbe giovato il non dover uscire spesso dall’aula per le broncoaspirazioni, o per i cateterismi?
Certo ti sarebbe piaciuto e ti sarebbe servito di più durante l’intervallo uscire in giardino a correre con i tuoi compagni, anziché stare stesa sul tuo lettino ad ascoltare le storie, sia pur bellissime e utilissime, delle tue dolci e care Roby e Manu.
Dalla carrozzina al lettino, dal lettino alla carrozzina. Questa è la tua ginnastica, e pensare che ti hanno dato un voto anche in educazione motoria, a quel che mi risulta. Anche se lo hanno fatto per non farti sentire “diversa” dagli altri bambini, tu lo sei, piccola mia, e questo lo sai, e gli adulti non debbono far finta di non saperlo.
Forse come adulti dovremmo riuscire a spiegarti che tu, più che diversa, sei speciale, d’altronde di ciò tu acquisti sempre più consapevolezza e a volte ne soffri, e questa tua sofferenza ci fa morire di dolore con la nostra impotenza.
Dovremmo saperti spiegare perché sei speciale, ma nello stesso tempo sei uguale agli altri bambini, che sono speciali anche loro e uguali al contempo. E che di tutti questi esseri speciali/uguali il mondo ha bisogno, altrimenti è condannato a non avere più la gioia di vedere la bellezza dell’arcobaleno.
Dare un voto numerico a te non dirà mai come avresti potuto fare tu, se fossi stata come gli altri compagni, così come non dirà mai che voto avrebbero potuto prendere gli altri, se fossero stati nelle tue condizioni.
Dare il voto numerico ai bambini è attribuire un simbolo incomprensibile per loro, ma anche per gli adulti, basta che ci riflettano un po’ su.
Dare il voto in numeri ai bambini è come voler misurare il cielo con un righello.
Nemmeno le parole meglio impiegate possono spiegare bene quanto possa essere difficile per una bimba come te imparare e fare tante cose, come leggere, scrivere, contare, lavorare con l’amico computer che ti permette di divenire brava come i tuoi compagni, dipingere quadri bellissimi con i pennarelli che tu adoperi tenendoli con la bocca e tracciando linee, tratti, colori, forme col movimento della tua preziosissima testolina, affaticandoti, divertendoti.
Quale numero, freddo, oggettivo, sempre uguale a se stesso può interpretare le tue speranze, la tua voglia insaziabile di apprendere, la tua tenacia, il tuo provare e riprovare, ma anche la tua stanchezza e la tentazione di mollare, la tua disperazione quando le cose non ti riescono, perché sei chiamata a realizzare imprese difficilissime con uno svantaggio di partenza immenso.
Quale numero può rappresentare l’entità delle difficoltà che sei chiamata quotidianamente a superare per stare al mondo come un essere umano con il suo diritto all’autonomia, mentre dipende totalmente dagli altri, con la sua libertà, mentre non ne ha nemmeno la più limitata, quella fisica, con la sua privacy, mentre il suo corpo, anche nelle funzioni più primitive, deve essere manipolato dagli altri.
Non farci caso, piccola mia, a quei numeri, non è un gioco per te e non lo è nemmeno per le tue maestre che, voglio sperarlo, sono state costrette a usarli loro malgrado, cercando di fare il minor male possibile.
Tu sei speciale, Anna, e per descriverlo e raccontarlo non basterebbero le parole di un’Enciclopedia, immagina cosa può fare un piccolo, stupido numero.
 tu sei speciale

Meglio giocare con i numeri di Gianni Rodari
Abbasso il nove
Uno scolaro faceva le divisioni:
– Il tre nel tredici sta quattro volte con l’avanzo di uno. Scrivo quattro al quoto. Tre per quattro dodici, al tredici uno. Abbasso il nove…
– Ah, no, – gridò a questo punto il nove.
– Come? – domandò lo scolaro.
– Tu ce l’hai con me: perché hai gridato «abbasso il nove»? Che cosa ti ho fatto di male? Sono forse un nemico pubblico?
– Ma io…
– Ah, lo immagino bene, avrai la scusa pronta. Ma a me non mi va giù lo stesso. Grida «abbasso il brodo di dadi», «abbasso lo sceriffo», e magari anche «abbasso l’aria fritta», ma perché proprio «abbasso il nove»?
– Scusi, ma veramente…
– Non interrompere, è cattiva educazione. Sono una semplice cifra, e qualsiasi numero di due cifre mi può mangiare il risotto in testa, ma anch’io ho la mia dignità e voglio essere rispettato. Prima di tutto dai bambini che hanno ancora il moccio al naso. Insomma, abbasso il tuo naso, abbasso gli avvolgibili, ma lasciami stare.
Confuso e intimidito, lo scolaro non abbassò il nove, sbagliò la divisione e si prese un brutto voto. Eh, qualche volta non è proprio il caso di essere troppo delicati.
G. Rodari
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Gen
13
2009
1

FORLI’, BIMBA DI 11 ANNI TRAVOLTA E UCCISA SULLE STRISCE PEDONALI

Forli’, 13 gen. – (Adnkronos) – Una bambina di 11 anni, Alice Valenti, e’ morta stamattina alle 7.15 in via Roma a Forli’, travolta da un’auto che l’ha investita mentre andava a scuola. La piccola era uscita di casa e stava attraversando le strisce pedonali per raggiungere la fermata del tram che stava di fronte, ma nell’attraversamento e’ stata urtata da una Citroen C3 condotta da una 25enne, che si e’ subito fermata. L’impatto ha sbalzato la piccola di 3-4 metri, sulla carreggiata opposta dove il corpicino, ancora in vita, e’ stato travolto da una seconda auto, una Opel tigra gialla, che proveniva sul lato opposto. E’ stato questo secondo investimento ad uccidere la bambina.
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Alice, 11 anni e poi più nulla
 
Alice
Le tue ali bionde
Si sono aperte
Nella mattina
 
Era inverno
Dolce miele
E sei volata via
 
Poco hai chiesto
Molto hai dato
Nella tua mattina
 
I piccoli pugni
Si sono aperti
Sferrando un sorriso
 
Per sempre
Sorriderai
Lassù
 
Lassù
Dove niente
Ci sfiora
 
Lassù
Accanto
A chi non c’è più
 
La strada
Era la tua Gaza
Era la tua meta
 
Ti ho amata
Ti ho rispettata
Ti ho detto
Vola via
 
E tu sei andata
Forte
E sicura
 
Non sapevi
Di dolore
Non sapevi
Di male
Sapevi di buono
Sapevi di pane
Fragrante
D’intelligenza
Di vita.
 
La tua maestra Claudia

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Pochi mesi prima dell’incidente mortale avevi scritto questa bellissima poesia ispirata dalla musica di Beethoven
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Il mio Inno alla Gioia

di Alice Valenti (V° elementare-2007-2008)

 

Una luce di calore,

una scintilla di fuoco,

un cielo pieno di stelle,

la flora e la fauna,

l’amicizia e l’amore,

suoni,

melodie,

sinfonie,

creano sensazioni di gioia,

di allegria,

la forza segue la spinta.

Nella passione non manca la grinta

la felicità e l’affetto non devono scarseggiare,

ma nemmeno la voglia di vivere.

Dovremmo creare un mondo nuovo,

privo di ogni male

di tristezza,

di paura,

ma pieno di pace,

dove con le tue ali della fantasia,

potrai volare,

e la speranza non svanirà.

 
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Feb
15
2008
-

Anna raccontami una storia

Dopo un quadrimestre scolastico sai già leggere e scrivere, come gran parte dei bambini della tua età. Hai accusato qualche disagio agli inizi dell’anno scolastico. Mentre nella scuola materna hai sempre giocato e "socializzato", alla scuola elementare hai cominciato a "lavorare" ed hai dovuto confrontarti con gli altri bambini, e, qualche volta sei chiamata dalle maestre anche a competere.

Il confronto e la competizione non ti si addicono per carattere e per condizione, ma questo dipende dalle scelte delle tue insegnanti. Tu hai più bisogno di collaborazione, di cooperazione, perchè ogni altro tipo di discorso ti porta inivitabilmente a soffrire per la tua condizione. E tu ti chiudi in te stessa, anche se hai un carattere solare, simpatico ed empatico.

La cosa più importante per te è trovare il tuo posto, il tuo ruolo nella comunità dei pari, nelle attività che si svolgono per poter pensare: Anna c’è non solo per le persone che le vogliono bene, il suo posto al mondo c’è. Anna è importante non solo come essere umano, ma come "cittadina" del mondo, che può imparare, migliorarsi, lavorare, essere attiva e partecipe della vita comune, avere e farsi una famiglia. Per raggiungere questi traguardi devi essere messa in condizioni di farlo, senza fretta, senza ansia da prestazione, rispettosi dei tuoi tempi, delle tue capacità, del tuo modo di vedere il mondo dal lettino o dalla tua carrozzina.

Tu hai bisogno di comunicare il tuo mondo interiore ricco di bambina, così diversa, ma così uguale agli altri bambini. Nel racconto trovi la strada per far entrare in contatto il tuo mondo interno con ciò che ti circonda, la tua realtà, la tua, sia pur breve, ancorché drammatica, storia.

Hai cominciato a dar corpo e parole alle storie che fin ora ti sei raccontata da sola dentro di te, magari per sfuggire al mondo dagli adulti, magari per difenderti, non potendo andare nell’altra stanza o nasconderti sotto il letto o dietro la porta, come fanno tutti i bambini.

Se gli adulti te lo consentiranno, potrai esplorare, sperimentare, trovare il terreno favorevole e congeniale a te, su cui costruirti il tuo territorio di capacità e competenze e fondare, in tal modo, un tuo progetto di vita. Una vita dignitosa di una persona completa, non di una povera tetraplegica gravissima che non può nemmeno respirare da sola. Di una bambina che ha una bella testa ed un’interiorità profonda, delicata, dolce, aperta al mondo, anche se il mondo lo vede dal suo lettino o dalla sua carrozzina.

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Set
18
2007
-

Hai cominciato la scuola elementare

Hai cominciato la scuola elementare e questa volta non ho potuto accompagnarti come il primo giorno di scuola materna. Ci avrei tenuto tantissimo, ma non è stato possibile. Allora ho dovuto immaginare cosa passava nella tua testolina e quali sentimenti occupavano il tuo animo. Quando hai iniziato la scuola materna eri felice e spensierata per la nuova avventura. Era un gioco bello dopo tante sofferenze. Ti sentivi grande come tuo fratello.
Finalmente a scuola, era finita la tua prima infanzia. Ma scappavi anche dagli ospedali dai medici ed infermieri che spesso ti avevano fatto tanto male. E scappavi dalla solitudine e facevi un bagno di bambini, in mezzo a tanti bambini come te. Eri felice tu, eravamo tanto emozionati noi, commossi. Era una conquista anche per noi, restituirti un po’ di “normalità”.
Anna va a scuola come tutti i bambini.
E’ una risposta al terribile destino che, non sappiamo perché, si è accanito contro di te (e contro di noi che ti vogliamo un mondo di bene). Era un grido di battaglia contro la cattiva sorte toccata a te, piccola mia, innocente come tutti i bambini.
Diverso il tuo primo giorno di scuola elementare.
Molto emozionata tu, anche impaurita e timorosa. Preoccupato e triste io, qui da lontano. Ormai non sei più la bambina che iniziava la scuola materna. Hai avuto paura di non farcela. Avevi paura e stavi male per come saresti stata guardata dagli altri bambini. Avevi paura per la tua “diversità” che saresti stata chiamata a spiegare. Cosa hai? Perché stai sulla carrozzella? Perché riesci a muovere solo la testa? Come è stato l’incidente? Perché non riesci a respirare da sola. Ma tu guarirai? Quando?
La naturale ed innocente curiosità dei bambini, tuoi nuovi compagni, ti avrebbe fatto tanto male, ancor più, forse, di quello che tante volte ti hanno fatto medici ed infermieri. E tu non vedi l’ora che trascorrano i giorni e quelle domande non ci siano più.
E i nuovi maestri. Cosa si sarebbero aspettati da te? Ce l’avresti fatta a “fare” le cose come tutti i tuoi nuovi compagni?
Emozioni, paure che hanno tutti i bambini. Emozioni e paure che tu avverti in modo amplificato per il tuo stato.
Sei stata forte, quasi spavalda, mentre erano con te i tuoi genitori. Non volevi deluderli mostrandoti debole. Poi sei scoppiata a piangere dopo che sono andati via. Sei rimasta sola con la Emanuela, hai provato l’orrore del rimanere soli al mondo nel tuo stato, sola con le tue difficoltà.
Due giorni dopo sono venuto da te. Ti ho fatto la sorpresa.
Sei rimasta quasi trasecolata, a bocca aperta, non sapevi che dire. Le emozioni erano troppo forti per farsi leggere sul tuo bellissimo viso. Mi hai visto parlare con le tue nuove maestre. Poi abbiamo avuto in disparte un minuto tutto per noi in cui abbiamo scherzato ed hai riconosciuto il tuo nonno giocherellone di sempre. Giocavo con te ma avevo un nodo alla gola che avrebbe potuto strozzarmi.
La mia piccola comincia la scuola elementare.
Tu cresci, io mi faccio più vecchio (non devo dire vecchio perché ti arrabbi e non vuoi sentire questa parola attribuita a me). Tu mi vedi sempre giovane forte bravo in gamba, sicuro simpatico tenero dolce, sempre di buon umore e pronto a ridere e scherzare e giocare con te.
Ma non è così, piccola mia. Sapessi le mie gracilità e debolezze. Le mie paure ed i miei dubbi. Le mie malinconie e le mie tristezze.
Ma a te “non serve” sapere ciò. Non puoi, tra le altre disgrazie, “perdere” anche questo nonno giocherellone ed un po’ pagliaccio per te. Sicuro e spavaldo che dà sicurezza fiducia e speranza perché poi, alla fine, tutti i problemi si possono risolvere. Un nonno che per primo, ricordi al Niguarda di Milano due anni fa?, ti ha fatto “fare i compiti”.
Domani verrò a trovarti e rinnoveremo i nostri “giochi”. Ti farò ridere, farò ancora il “pagliaccio” per te e tu mi racconterai della scuola dei tuoi nuovi compagni, delle nuove maestre……


N.B. Scusami se continuo a chiamarla scuola elementare. Scuola primaria mi dice poco, non mi richiama niente nella mente e nel cuore. 
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Lug
01
2006
-

Le lezioni sono finite

 
Avete presente quella poesia di Garcia Lorca?
“Escono allegri i bambini da scuola…”
 
Ecco, in quel primo verso, c’è la magia che ha colorato la fine dell’ anno scolastico 2005/2006!
 
In quelle file alquanto sgangherate di alunni e alunne, tra le loro risate, siamo uscite con il cuore gonfio di speranze per il futuro.
 
Abbiamo retto abbastanza bene l’impatto, l’aggressione dei cambiamenti non voluti.
 
Sì, è vero che abbiamo dovuto arrabattarci alla meglio per assolvere i compiti burocratici sottraendo tempo a quel qualcosa che vale che è la didattica viva, il rapporto con bambine/i, genitori stranieri e italiani, colleghe/i…
 
E’ vero…ma come sempre abbiamo retto, senza risorse, con l’ansia di far bene comunque: saper essere e saper fare sono diventati un motto per noi oltre che per le/i nostre/i bambine/i sprizzanti futuro, eccitazione, sete di capire, sentire, toccare, muoversi…
 
Nell’occhio del ciclone della vita pulsante ci siamo noi, bombardate dai ministri di turno, dai media, dalle bugie e dalle scempiaggini ascoltate, vissute, subite, non volute…
 
Ci siamo noi piccole persone con la borsa colma di libri, idee, studi, ricordi, preoccupazioni per quella o quel bambino bistrattato da una società senza equilibrio insieme con i suoi parenti ammaccati dalla realtà fatta di rinunce, di sentimenti contraddittori, di sacrifici per arrivare alla fine del mese, di opportunità mancate…e ora si presenterà l’anno europeo delle pari opportunità!
 
Povero ANNO dolorante di guerra, di distinzioni di sesso, di razza, di soprusi, chiacchiere!
 
Europa “ricca”, Europa pensante e non pensante, Europa della formazione/disinformazione, Europa un po’ bigotta, un po’ religiosa e un po’ no…Europa di parlamentari in giacca e cravatta, Europa multietnica, multiculturale, multi!
 
Molte/i non sanno nemmeno che cosa realmente sia più l’Europa che fa i conti con l’ingiustizia di una pazza distribuzione dei diritti e della ricchezza…l’Europa, contenitore di opportunità pari sulla carta e spesso neppure sulla carta.
 
La scuola europea sta celebrando il rito assurdo degli esami di stato, delle valutazioni in punteggi, dell’abbandono dei contenuti in favore di imparaticce montagne di nozioni senz’anima, di ragazze/i un po’ stanchi, un po’ studiosi e un po’ no, di insegnanti “buoni” e “meno buoni”che ascoltano con interesse scaduto i bla bla di sempre, quelli pretesi dal rito, da un cerimoniale desueto che non sta al passo coi tempi della ricerca pedagogica, che finge di starci, ma non può starci oberato com’è da esigenze di copione!
 
Che peccato spendersi così, che lutto, che follia collettiva…Saper essere e saper fare umiliati da un rito bigotto, un po’ ipocrita per grandi e meno grandi.
 
Dov’è la scuola che insegna a costruire il pensiero?
 
Nelle aule nascoste alla vista del mondo, qualcuno c’è che ce la mette tutta per cambiare rotta al sapere, per  creare clima e apprendimenti che valgano. Qualcuno c’è eccome… tutto è celato nelle menti, nelle pance e nei cuori di quei qualcuno, i quali debbono far finta che contenuti, interrogazioni, lezioni abbiamo il senso di sempre, che producano la cultura di sempre, con le tesine scopiazzate da internet o dai quaderni ingialliti di fratelli e sorelle maggiori!
 
Allora dai con la pantomima dei temi top secret, della correzione puntuale e scrupolosa, dei punteggi assegnati, delle interrogazioni, ovunque lontane dall’essere dialogo con studenti consapevoli di quanto appreso…
 
“Escono allegri i bambini da scuola…”, perché non sanno quanto bisogno di “protezione” essi abbiano, ben aldilà delle cure amorevoli dei parenti e degli amici, ben aldilà!
 
“Escono allegri i bambini da scuola”…nel caso in cui abbiano inteso che nelle loro aule si è celebrata una lotta per la sopravvivenza culturale, quando intuiscono di essere stati al centro dei pensieri di insegnanti sereni e consapevoli dell’importanza della loro autonomia metodologica, pedagogica, della libertà di insegnamento…Allora l’allegria si mescola a quegli abbracci che sciolgono, a quelle carezze verbali che i bambini e le bambine ci riservano con gli occhi lucidi di nostalgia di compagne/i frequentati con la scadenza dell’anno scolastico, e non se ne fanno nulla degli slogan che recitano con  retorica rovesciata: “Viva le vacanze, abbasso la scuola” ! Non se ne fanno proprio niente, perché sanno molto bene che alla fine delle lezioni, li accoglierà la società della fretta, delle vacanze (nel migliore dei casi) in luoghi sconosciuti, delle famiglie in difficoltà per far conciliare lavoro e giornate dei piccoli, degli appartamentini surriscaldati in città, perché non ci sono soldi, della mancanza dei pari con cui confrontarsi per tante ore al giorno…Lo sanno molto bene!
 
 
La scuola di queste/i bambine/i è quella che ha saputo “osservare”il mondo con loro, il territorio circostante, che ha saputo indagare i sentimenti, anche quelli oppositivi, senza respingere, accompagnando le ribellioni e le adesioni con mano leggera e testa pesante, con sorriso benevolo e preoccupazione costante di non perdere la bussola fra le insulsaggini piovute, grandinate dall’alto…
Claudia fanti
1 luglio 2006
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