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Apr
28
2010
-

In attesa della nascita del tuo fratellino

Nell'attesa della sua nascita e  tramite la vostra adorabile mamma, il tuo fratellino ha inviato una letterina a te e a Davide, tuo fratello più grande .

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Cari Anna e Davide,

voi non mi conoscete ancora perché non sono ancora nato, ma sono il fratellino che arriverà fra poco. Forse non lo sapete che le mamme parlano con i loro bambini fin da prima che nascano, con un linguaggio tutto particolare che non ha voce, ma si “sente” nel cuore.

Appena nato non saprò fare un bel niente, tanto meno parlare e, allora, visto che ora sono nella pancia della mamma e lei sente i miei pensieri pensavo di dirvi alcune cose attraverso di lei…cose che poi non vi potrò più dire.

Dovete sapere che tutti i bambini prima di nascere sono sulla Luna, poi un bel giorno scelgono per nascere una mamma e un papà che desiderano un bambino. Anche voi avete scelto la mamma e papà prima di me, solo che non ve lo ricordate più e anche io non me lo ricorderò più dopo che sarò nato.

Volevo raccontarvi i discorsi tra me e la mamma, mentre ero sulla Luna prima ancora di arrivare nella sua pancia.

La mamma e papà mi volevano già da un po’, però erano molto preoccupati per colpa del terribile incidente che vi è capitato. Pensavano che io mi sarei spaventato perché voi avete tutti sofferto molto e questa cosa bruttissima che è successa ha lasciato nel cuore di tutti una grande ferita. La mamma mi ha spiegato che siete una famiglia con la vita un po’ complicata, non come le famiglie della pubblicità in cui tutti sembrano stare bene e sembrano non soffrire mai e sembrano non avere nessun problema.

Dopo avermi raccontato di voi, di come siete, di come vivete la mamma mi ha chiesto tante volte: “Ma sei sicuro che ci vuoi?”

Lo so che vorreste sapere cosa mi ha raccontato la mamma di voi, ma non ve lo dico…vi dico solo che mi ha detto tutto proprio tutto… e quello che mi ha detto la mamma non mi ha per niente fatto paura, anzi e alla fine io le ho detto: “Si certo che sono sicuro, io vi voglio!”.

Ho capito che sarò un bambino molto fortunato ad avere una famiglia come voi, ho capito che la mamma e papà si amano molto e che vi amano molto e che anche voi due vi amate molto. Questo vi volevo dire, che dalla Luna si vedono bene come vanno le cose sulla Terra, e si vede che nella vita capitano tante cose belle e tante cose brutte, e che a voi è capitata una cosa molto brutta, ma siete una bellissima famiglia di cui io voglio fare parte. Voi due, Davide e Anna, siete speciali, si proprio speciali e io sarò felicissimo di avervi come fratellone e sorellona e sono sicuro che, anche se all’inizio vi romperò un po’ le scatole e vi scombussolerò un po’ la vita, poi andremo d’accordo e ci vorremo bene e non ci separeremo mai. Insomma questo volevo dirvi, che io non ho scelto solo la mamma e papà, ma ho scelto anche voi due, si proprio voi due, e che mi piacete molto anzi tantissimo!

Ci vediamo presto!

Il vostro “futuro” fratello.

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Gen
13
2009
1

FORLI’, BIMBA DI 11 ANNI TRAVOLTA E UCCISA SULLE STRISCE PEDONALI

Forli’, 13 gen. – (Adnkronos) – Una bambina di 11 anni, Alice Valenti, e’ morta stamattina alle 7.15 in via Roma a Forli’, travolta da un’auto che l’ha investita mentre andava a scuola. La piccola era uscita di casa e stava attraversando le strisce pedonali per raggiungere la fermata del tram che stava di fronte, ma nell’attraversamento e’ stata urtata da una Citroen C3 condotta da una 25enne, che si e’ subito fermata. L’impatto ha sbalzato la piccola di 3-4 metri, sulla carreggiata opposta dove il corpicino, ancora in vita, e’ stato travolto da una seconda auto, una Opel tigra gialla, che proveniva sul lato opposto. E’ stato questo secondo investimento ad uccidere la bambina.
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Alice, 11 anni e poi più nulla
 
Alice
Le tue ali bionde
Si sono aperte
Nella mattina
 
Era inverno
Dolce miele
E sei volata via
 
Poco hai chiesto
Molto hai dato
Nella tua mattina
 
I piccoli pugni
Si sono aperti
Sferrando un sorriso
 
Per sempre
Sorriderai
Lassù
 
Lassù
Dove niente
Ci sfiora
 
Lassù
Accanto
A chi non c’è più
 
La strada
Era la tua Gaza
Era la tua meta
 
Ti ho amata
Ti ho rispettata
Ti ho detto
Vola via
 
E tu sei andata
Forte
E sicura
 
Non sapevi
Di dolore
Non sapevi
Di male
Sapevi di buono
Sapevi di pane
Fragrante
D’intelligenza
Di vita.
 
La tua maestra Claudia

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Pochi mesi prima dell’incidente mortale avevi scritto questa bellissima poesia ispirata dalla musica di Beethoven
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Il mio Inno alla Gioia

di Alice Valenti (V° elementare-2007-2008)

 

Una luce di calore,

una scintilla di fuoco,

un cielo pieno di stelle,

la flora e la fauna,

l’amicizia e l’amore,

suoni,

melodie,

sinfonie,

creano sensazioni di gioia,

di allegria,

la forza segue la spinta.

Nella passione non manca la grinta

la felicità e l’affetto non devono scarseggiare,

ma nemmeno la voglia di vivere.

Dovremmo creare un mondo nuovo,

privo di ogni male

di tristezza,

di paura,

ma pieno di pace,

dove con le tue ali della fantasia,

potrai volare,

e la speranza non svanirà.

 
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Feb
15
2008
-

Anna raccontami una storia

Dopo un quadrimestre scolastico sai già leggere e scrivere, come gran parte dei bambini della tua età. Hai accusato qualche disagio agli inizi dell’anno scolastico. Mentre nella scuola materna hai sempre giocato e "socializzato", alla scuola elementare hai cominciato a "lavorare" ed hai dovuto confrontarti con gli altri bambini, e, qualche volta sei chiamata dalle maestre anche a competere.

Il confronto e la competizione non ti si addicono per carattere e per condizione, ma questo dipende dalle scelte delle tue insegnanti. Tu hai più bisogno di collaborazione, di cooperazione, perchè ogni altro tipo di discorso ti porta inivitabilmente a soffrire per la tua condizione. E tu ti chiudi in te stessa, anche se hai un carattere solare, simpatico ed empatico.

La cosa più importante per te è trovare il tuo posto, il tuo ruolo nella comunità dei pari, nelle attività che si svolgono per poter pensare: Anna c’è non solo per le persone che le vogliono bene, il suo posto al mondo c’è. Anna è importante non solo come essere umano, ma come "cittadina" del mondo, che può imparare, migliorarsi, lavorare, essere attiva e partecipe della vita comune, avere e farsi una famiglia. Per raggiungere questi traguardi devi essere messa in condizioni di farlo, senza fretta, senza ansia da prestazione, rispettosi dei tuoi tempi, delle tue capacità, del tuo modo di vedere il mondo dal lettino o dalla tua carrozzina.

Tu hai bisogno di comunicare il tuo mondo interiore ricco di bambina, così diversa, ma così uguale agli altri bambini. Nel racconto trovi la strada per far entrare in contatto il tuo mondo interno con ciò che ti circonda, la tua realtà, la tua, sia pur breve, ancorché drammatica, storia.

Hai cominciato a dar corpo e parole alle storie che fin ora ti sei raccontata da sola dentro di te, magari per sfuggire al mondo dagli adulti, magari per difenderti, non potendo andare nell’altra stanza o nasconderti sotto il letto o dietro la porta, come fanno tutti i bambini.

Se gli adulti te lo consentiranno, potrai esplorare, sperimentare, trovare il terreno favorevole e congeniale a te, su cui costruirti il tuo territorio di capacità e competenze e fondare, in tal modo, un tuo progetto di vita. Una vita dignitosa di una persona completa, non di una povera tetraplegica gravissima che non può nemmeno respirare da sola. Di una bambina che ha una bella testa ed un’interiorità profonda, delicata, dolce, aperta al mondo, anche se il mondo lo vede dal suo lettino o dalla sua carrozzina.

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Set
18
2007
-

Hai cominciato la scuola elementare

Hai cominciato la scuola elementare e questa volta non ho potuto accompagnarti come il primo giorno di scuola materna. Ci avrei tenuto tantissimo, ma non è stato possibile. Allora ho dovuto immaginare cosa passava nella tua testolina e quali sentimenti occupavano il tuo animo. Quando hai iniziato la scuola materna eri felice e spensierata per la nuova avventura. Era un gioco bello dopo tante sofferenze. Ti sentivi grande come tuo fratello.
Finalmente a scuola, era finita la tua prima infanzia. Ma scappavi anche dagli ospedali dai medici ed infermieri che spesso ti avevano fatto tanto male. E scappavi dalla solitudine e facevi un bagno di bambini, in mezzo a tanti bambini come te. Eri felice tu, eravamo tanto emozionati noi, commossi. Era una conquista anche per noi, restituirti un po’ di “normalità”.
Anna va a scuola come tutti i bambini.
E’ una risposta al terribile destino che, non sappiamo perché, si è accanito contro di te (e contro di noi che ti vogliamo un mondo di bene). Era un grido di battaglia contro la cattiva sorte toccata a te, piccola mia, innocente come tutti i bambini.
Diverso il tuo primo giorno di scuola elementare.
Molto emozionata tu, anche impaurita e timorosa. Preoccupato e triste io, qui da lontano. Ormai non sei più la bambina che iniziava la scuola materna. Hai avuto paura di non farcela. Avevi paura e stavi male per come saresti stata guardata dagli altri bambini. Avevi paura per la tua “diversità” che saresti stata chiamata a spiegare. Cosa hai? Perché stai sulla carrozzella? Perché riesci a muovere solo la testa? Come è stato l’incidente? Perché non riesci a respirare da sola. Ma tu guarirai? Quando?
La naturale ed innocente curiosità dei bambini, tuoi nuovi compagni, ti avrebbe fatto tanto male, ancor più, forse, di quello che tante volte ti hanno fatto medici ed infermieri. E tu non vedi l’ora che trascorrano i giorni e quelle domande non ci siano più.
E i nuovi maestri. Cosa si sarebbero aspettati da te? Ce l’avresti fatta a “fare” le cose come tutti i tuoi nuovi compagni?
Emozioni, paure che hanno tutti i bambini. Emozioni e paure che tu avverti in modo amplificato per il tuo stato.
Sei stata forte, quasi spavalda, mentre erano con te i tuoi genitori. Non volevi deluderli mostrandoti debole. Poi sei scoppiata a piangere dopo che sono andati via. Sei rimasta sola con la Emanuela, hai provato l’orrore del rimanere soli al mondo nel tuo stato, sola con le tue difficoltà.
Due giorni dopo sono venuto da te. Ti ho fatto la sorpresa.
Sei rimasta quasi trasecolata, a bocca aperta, non sapevi che dire. Le emozioni erano troppo forti per farsi leggere sul tuo bellissimo viso. Mi hai visto parlare con le tue nuove maestre. Poi abbiamo avuto in disparte un minuto tutto per noi in cui abbiamo scherzato ed hai riconosciuto il tuo nonno giocherellone di sempre. Giocavo con te ma avevo un nodo alla gola che avrebbe potuto strozzarmi.
La mia piccola comincia la scuola elementare.
Tu cresci, io mi faccio più vecchio (non devo dire vecchio perché ti arrabbi e non vuoi sentire questa parola attribuita a me). Tu mi vedi sempre giovane forte bravo in gamba, sicuro simpatico tenero dolce, sempre di buon umore e pronto a ridere e scherzare e giocare con te.
Ma non è così, piccola mia. Sapessi le mie gracilità e debolezze. Le mie paure ed i miei dubbi. Le mie malinconie e le mie tristezze.
Ma a te “non serve” sapere ciò. Non puoi, tra le altre disgrazie, “perdere” anche questo nonno giocherellone ed un po’ pagliaccio per te. Sicuro e spavaldo che dà sicurezza fiducia e speranza perché poi, alla fine, tutti i problemi si possono risolvere. Un nonno che per primo, ricordi al Niguarda di Milano due anni fa?, ti ha fatto “fare i compiti”.
Domani verrò a trovarti e rinnoveremo i nostri “giochi”. Ti farò ridere, farò ancora il “pagliaccio” per te e tu mi racconterai della scuola dei tuoi nuovi compagni, delle nuove maestre……


N.B. Scusami se continuo a chiamarla scuola elementare. Scuola primaria mi dice poco, non mi richiama niente nella mente e nel cuore. 
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Apr
05
2007
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Mamma quando mi toglieranno il tubo?

Quando ti hanno tolto la PEG hai chiesto: Mamma quando mi toglieranno il tubo? Il tubo cui ti riferivi è quello che collega il ventilatore alla cannula tracheotomica. Così brutto all’impatto visivo. E’ la prima cosa che ti chiedono i bambini quando ti vedono per la prima volta: A che serve questo tubo? Tu ogni volta devi  spiegare a che cosa serve il tubo, e devi spiegare così la tua "diversità". E lo fai con precisione e calma professorale, mentre in te resta il rinnovato contatto con il tuo stato: quello di una bimba di 5 anni e mezzo che da quasi tre anni è impossibilitata a muoversi , camminare, persino respirare da sola. E con quel rumore regolare, continuo, notte e giorno, con le lucine di tutti i suoi led il ventilatore sembra ripetere ossessivamente: Tu vivi finché funziono io. 

Spostarti, anche solo per fare il bagno, portarti a passeggio, andare a scuola, ai giardinetti dove guardi triste gli altri bambini che corrono, saltano, vanno allo scivolo, all’altalena (piaceva tanto a te e prima dell’incidente mi facevi spingere per tanto tempo (ricordi?) fino a stancarmi mentre dicevi: Ancora nonno, più forte, più forte!) ; spostarti con il ventilatore, l’aspiratore per le tue broncoaspirazioni e tante altre cose è un’impresa. Ci vuole la presenza di due persone. Oltre al rischio che possa smettere di funzionare, o funzionare male, per un qualsiasi motivo.

Per questo i tuoi genitori, dopo aver tanto riflettuto, tra mille dubbi e ansie e dopo aver persa la speranza che tu possa per via naturale tornare a respirare autonomamente, hanno deciso di impiantarti un pacemaker respiratore, stimolatore del nervo frenico.

E il tempo per questo altro intervento chirurgico è quasi arrivato.

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Lug
01
2006
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Le lezioni sono finite

 
Avete presente quella poesia di Garcia Lorca?
“Escono allegri i bambini da scuola…”
 
Ecco, in quel primo verso, c’è la magia che ha colorato la fine dell’ anno scolastico 2005/2006!
 
In quelle file alquanto sgangherate di alunni e alunne, tra le loro risate, siamo uscite con il cuore gonfio di speranze per il futuro.
 
Abbiamo retto abbastanza bene l’impatto, l’aggressione dei cambiamenti non voluti.
 
Sì, è vero che abbiamo dovuto arrabattarci alla meglio per assolvere i compiti burocratici sottraendo tempo a quel qualcosa che vale che è la didattica viva, il rapporto con bambine/i, genitori stranieri e italiani, colleghe/i…
 
E’ vero…ma come sempre abbiamo retto, senza risorse, con l’ansia di far bene comunque: saper essere e saper fare sono diventati un motto per noi oltre che per le/i nostre/i bambine/i sprizzanti futuro, eccitazione, sete di capire, sentire, toccare, muoversi…
 
Nell’occhio del ciclone della vita pulsante ci siamo noi, bombardate dai ministri di turno, dai media, dalle bugie e dalle scempiaggini ascoltate, vissute, subite, non volute…
 
Ci siamo noi piccole persone con la borsa colma di libri, idee, studi, ricordi, preoccupazioni per quella o quel bambino bistrattato da una società senza equilibrio insieme con i suoi parenti ammaccati dalla realtà fatta di rinunce, di sentimenti contraddittori, di sacrifici per arrivare alla fine del mese, di opportunità mancate…e ora si presenterà l’anno europeo delle pari opportunità!
 
Povero ANNO dolorante di guerra, di distinzioni di sesso, di razza, di soprusi, chiacchiere!
 
Europa “ricca”, Europa pensante e non pensante, Europa della formazione/disinformazione, Europa un po’ bigotta, un po’ religiosa e un po’ no…Europa di parlamentari in giacca e cravatta, Europa multietnica, multiculturale, multi!
 
Molte/i non sanno nemmeno che cosa realmente sia più l’Europa che fa i conti con l’ingiustizia di una pazza distribuzione dei diritti e della ricchezza…l’Europa, contenitore di opportunità pari sulla carta e spesso neppure sulla carta.
 
La scuola europea sta celebrando il rito assurdo degli esami di stato, delle valutazioni in punteggi, dell’abbandono dei contenuti in favore di imparaticce montagne di nozioni senz’anima, di ragazze/i un po’ stanchi, un po’ studiosi e un po’ no, di insegnanti “buoni” e “meno buoni”che ascoltano con interesse scaduto i bla bla di sempre, quelli pretesi dal rito, da un cerimoniale desueto che non sta al passo coi tempi della ricerca pedagogica, che finge di starci, ma non può starci oberato com’è da esigenze di copione!
 
Che peccato spendersi così, che lutto, che follia collettiva…Saper essere e saper fare umiliati da un rito bigotto, un po’ ipocrita per grandi e meno grandi.
 
Dov’è la scuola che insegna a costruire il pensiero?
 
Nelle aule nascoste alla vista del mondo, qualcuno c’è che ce la mette tutta per cambiare rotta al sapere, per  creare clima e apprendimenti che valgano. Qualcuno c’è eccome… tutto è celato nelle menti, nelle pance e nei cuori di quei qualcuno, i quali debbono far finta che contenuti, interrogazioni, lezioni abbiamo il senso di sempre, che producano la cultura di sempre, con le tesine scopiazzate da internet o dai quaderni ingialliti di fratelli e sorelle maggiori!
 
Allora dai con la pantomima dei temi top secret, della correzione puntuale e scrupolosa, dei punteggi assegnati, delle interrogazioni, ovunque lontane dall’essere dialogo con studenti consapevoli di quanto appreso…
 
“Escono allegri i bambini da scuola…”, perché non sanno quanto bisogno di “protezione” essi abbiano, ben aldilà delle cure amorevoli dei parenti e degli amici, ben aldilà!
 
“Escono allegri i bambini da scuola”…nel caso in cui abbiano inteso che nelle loro aule si è celebrata una lotta per la sopravvivenza culturale, quando intuiscono di essere stati al centro dei pensieri di insegnanti sereni e consapevoli dell’importanza della loro autonomia metodologica, pedagogica, della libertà di insegnamento…Allora l’allegria si mescola a quegli abbracci che sciolgono, a quelle carezze verbali che i bambini e le bambine ci riservano con gli occhi lucidi di nostalgia di compagne/i frequentati con la scadenza dell’anno scolastico, e non se ne fanno nulla degli slogan che recitano con  retorica rovesciata: “Viva le vacanze, abbasso la scuola” ! Non se ne fanno proprio niente, perché sanno molto bene che alla fine delle lezioni, li accoglierà la società della fretta, delle vacanze (nel migliore dei casi) in luoghi sconosciuti, delle famiglie in difficoltà per far conciliare lavoro e giornate dei piccoli, degli appartamentini surriscaldati in città, perché non ci sono soldi, della mancanza dei pari con cui confrontarsi per tante ore al giorno…Lo sanno molto bene!
 
 
La scuola di queste/i bambine/i è quella che ha saputo “osservare”il mondo con loro, il territorio circostante, che ha saputo indagare i sentimenti, anche quelli oppositivi, senza respingere, accompagnando le ribellioni e le adesioni con mano leggera e testa pesante, con sorriso benevolo e preoccupazione costante di non perdere la bussola fra le insulsaggini piovute, grandinate dall’alto…
Claudia fanti
1 luglio 2006
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Giu
05
2006
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Bambini in Iraq

Che colpa hanno loro, le prime vittime della follia della guerra. Quanti di loro non avranno più una giovinezza. Quanti di loro saranno menomati per tutta la vita. Quanti di loro non vedranno più genitori, fratellini, nonni. Quanti di loro avranno paura di addormentarsi per non sognare-ricordare gli incubi della guerrra. Le atrocità che non hanno spiegazione, giustificazione alcuna. Cosa mai può sapere un bambino del perché di tanta terribile violenza. Avrà solo paura di morire, di vivere.

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Mag
25
2006
-

Ciao Anna

Non vedo l’ora di ammirare il tuo viso illuminato dalla gioia di vedermi.
Ciao nonno.
Riprendere il contatto con te, farmi raccontare le tue piccole cose di piccola bambina che guarda il mondo dal suo letto.
E non può fare una carezza alla sua bambola. Non può toglierle il vestino, le scarpine, pettinarle i capelli, fingendo di essere la mamma.
Devi immaginare, solo immaginare.
E trovare sempre qualcuno che faccia le cose per te. E sentire come lo facessi tu.
La vita per te è immaginazione, simulazione. Ti è stato tolto il fare.
Piccola mia.
Che Dio metta sempre intorno a te persone che ti amano, come la tua mamma ed il tuo papà. Persone che vivano anche per te, al posto tuo, in una straordinaria e bellissima corrispondenza e simbiosi di sensi e sentimenti.

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