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Giu
18
2016
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Brava Anna!

Anna  e io

Anna mi ha fatto vedere i voti presi in pagella. Da buoni a ottimi, soprattutto nelle materie di indirizzo al Liceo Artistico. La sua media, quasi buona, è stata “sporcata” da un voto, in particolare un 6. Lo sapete, cari amici e colleghi docenti, dove ha preso 6 Anna? Tenetevi stretti. Ha preso 6 in “Scienze Motorie”. Niente di scandaloso se Anna non fosse tetraplegica grave. Lei in pratica muove solo la testa e non respira autonomamente. Ovviamente è esonerata dal praticare questa disciplina nella quale tuttavia è stata “valutata”. L’unica parte del corpo che riesce a muovere è la testa e con questa, tenendo il pennello in bocca, dipinge quadri molto belli. Se proprio dovevano valutarla dovevano metterle 10, visto che oltre che al pennello lei con la testa guida la sua carrozzina elettronica per muoversi semi-autonomamente.

Anna, tuttavia, non si è scomposta più di tanto. Io sono solo amareggiato per la deriva in cui stanno spingendo la scuola che, ciò nonostante, resta un corpo vivo e in larga parte positivo soprattutto grazie alla resilienza di tanti bravi docenti e di qualche dirigente che sopravvive e mantiene la bussola in questa “nave sanza nocchiere in gran tempesta”. Ad Anna, e a me più ancora di lei, non interessa il voto. Però. Mettiamo che una certa media potrebbe servirle per accedere ad un indirizzo di studi superiori. Mettiamo che quella media potrebbe servirle a conseguire una borsa di studio. Perché dovrebbe essere penalizzata per un handicap che la penalizza già oltremodo di suo e per tutta la vita? Certo la scuola non può restituirle ciò che lei ha perso, non può surrogarle la sventura. Nessun atteggiamento pietistico. Lei si incazza se avverte in qualcuno che la circonda un atteggiamento pietistico. Però sia almeno rispettata la sua condizione magari pensando e interrogandosi: se quell’alunn* che prende 9 in Scienze Motorie fosse nelle stesse condizioni di Anna, quanto prenderebbe, quanto potrebbe prendere?

Boh!?

Written by libellulediluce in: Senza categoria |
Gen
23
2014
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Una bella mostra

Una bella mostra, un gran successo, tante persone sono venute a vedere te e i tuoi dipinti, ieri sera alla  Galleria Microma di via Santa Chiara 32  in Torino.

Grande emozione. Anna hai tenuto banco e non ti sei stancata per stress da relazione. Hai accolto tutti, hai resistito benissimo agli assalti degli ospiti e visitatori. Chi voleva salutarti, chi complimentarsi con te, chi ti chiedeva di tutto e di più, chi voleva fare una foto con te…
Quando siamo rientrati a casa e ci hai visto scaricare i tanti mazzi di fiori che ti hanno regalato hai detto serafica: perché tanti fiori? Non era mica un funerale. Anna sei fatta così. Per consolarti hai concluso la serata mangiando un’abbondante porzione di alici marinate che ti avevo preparato e di cui sei ghiotta.
La Stampa ti ha dedicato questo servizio.

dipingo

Anna, un talento in classe “Amo i colori che danno allegria”

Un video:  «Dipingo la natura e gli spazi aperti»

FOTOGALLERY: La passione di Anna per la pittura

 

Written by libellulediluce in: Senza categoria |
Gen
19
2014
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La tua prima mostra di pittura

pieghevole anna

Written by libellulediluce in: Senza categoria |
Gen
17
2012
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Libera di muoverti

Ti ho vista come ti muovevi con la tua carrozzina elettronica. Sei bravissima. Hai cominciato lo scorso anno scolastico ad usarla a scuola per brevi tratti della giornata. Poi hai cominciato ad usarla sempre più. Infine l’hai portata anche a casa per poterti muovere in autonomia, anche per fare una passeggiatina.  Per una bambina che muove solo la testa è una miracolosa conquista. Per una bambina che da quando aveva tre anni, dopo l’incidente, ha avuto sempre bisogno degli altri per essere portata da un luogo all’altro, o anche semplicemente di essere girata nel letto, è qualcosa di meraviglioso. Gli altri bambini, e anche molti adulti, non pensano abbastanza che significato ha  per l’essere umano potersi muovere in autonomia, quanto è penalizzante non poterlo fare se non con l’aiuto degli altri, e non solo per le necessità pratiche.

Ti ho vista che rincorrevi le altre bambine per metterti in gruppo con loro e raccontarvi le cose che noi adulti non capiamo e consideriamo sempre solo “cose da bambini”. Ti ho seguita a distanza preso dalla paura che ti potesse succede qualcosa, magari fare qualche manovra pericolosa e tua madre che mi invitava a non starti troppo vicino. Capisco i motivi, ma l’idea che possa succederti ancora qualcosa fa scattare in me reazioni che razionalmente non riesco a contenere quando in ballo ci sei tu.

Poi le tue amichette, come mosse da un colpo di vento, improvvisamente in gruppo correvano e si spostavano in altro punto, e tu le inseguivi per posizionarti vicino, ma sempre in disparte. Il loro chiacchiericcio è forte, per farsi ascoltare e entrare in discussione bisognava gridare e tu non potevi. In una discussione ad alta voce tu non puoi entrare, è già un miracolo che puoi parlare, ma a voce bassa, quanto ti consente il ventilatore con l’aria che manda su per le corde vocali, che non è abbastanza  per parlare ad alta voce e farti ascoltare da chi usa toni alti. Per questo se vuoi discutere in gruppo questo deve tener conto di te, usare toni bassi, non sovrastarsi con la voce, darti il tempo di dire la tua perché, come ti dico spesso, non sei lenta tu, ma il tuo ventilatore dal quale dipendi per respirare.

Ti vedevo intenta più che altro ad ascoltare le altre. Imparerai che l’ascolto è una capacità straordinaria, è una gran dote. Io spero solo che tu abbia a che fare nella tua vita con persone che oltre che essere ascoltate sappiano anche ascoltare te.

In questo tuo essere in ascolto abbastanza vicina, ma in disparte, ho pensato dentro di me al “Passero solitario” di Leopardi, che un giorno a l’altro ti leggerò e commenteremo insieme. In particolare ho ricordato il seguente passo:

…..

“Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;”

…..

 Ciao Anna

Written by libellulediluce in: Senza categoria |
Set
30
2010
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Il tuo dipinto

Notte africana
 

Sei venuta a trovarmi con i tuoi genitori e i tuoi fratelli., Davide e Diego, il tuo fratellino tanto atteso. Mi hai fatto un regalo bellissimo, mi hai portato in dono un tuo lavoro. Un capolavoro. Un quadro che hai scelto come soggetto, titolo e che hai dipinto tu, con quei colori bellissimi che hai impresso sul foglio con matite che tenevi con la bocca. Notte africana, lo hai intitolato.
E' bellissimo, lo tengo in bella mostra e so quanto vale. moltissimo in assoluto, infinitamente per me. Immagino l'affetto e la cura pignola con cui hai lavorato. Immagino quante scelte e quante revisioni hai compiuto.
Siamo stati benissimo, in montagna. Ti è piaciuta la casa in sasso, il torrente che la circonda, gli alberi, lo scoiattolo che li abita, la tempesta di lucciole che le sere di luglio illuminano il prato e il corso del torrente come una galassia di stelline scese dal cielo. E tu incantata le guardavi nelle loro evoluzioni e mi richiamavi ogni qual volta qualcuna sembrava volesse fermarsi su di te.
Sei stata bene e avresti voluto fermarti ancora un po'. Hai scacciato i tuoi "brutti pensieri", come li chiami tu. Quelli che ogni tanto ti assalgono e ti provocano tanto dolore e voglia di piangere.
E noi insieme a te, piccola mia.

Written by libellulediluce in: Senza categoria | Tag:
Apr
28
2010
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In attesa della nascita del tuo fratellino

Nell'attesa della sua nascita e  tramite la vostra adorabile mamma, il tuo fratellino ha inviato una letterina a te e a Davide, tuo fratello più grande .

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Cari Anna e Davide,

voi non mi conoscete ancora perché non sono ancora nato, ma sono il fratellino che arriverà fra poco. Forse non lo sapete che le mamme parlano con i loro bambini fin da prima che nascano, con un linguaggio tutto particolare che non ha voce, ma si “sente” nel cuore.

Appena nato non saprò fare un bel niente, tanto meno parlare e, allora, visto che ora sono nella pancia della mamma e lei sente i miei pensieri pensavo di dirvi alcune cose attraverso di lei…cose che poi non vi potrò più dire.

Dovete sapere che tutti i bambini prima di nascere sono sulla Luna, poi un bel giorno scelgono per nascere una mamma e un papà che desiderano un bambino. Anche voi avete scelto la mamma e papà prima di me, solo che non ve lo ricordate più e anche io non me lo ricorderò più dopo che sarò nato.

Volevo raccontarvi i discorsi tra me e la mamma, mentre ero sulla Luna prima ancora di arrivare nella sua pancia.

La mamma e papà mi volevano già da un po’, però erano molto preoccupati per colpa del terribile incidente che vi è capitato. Pensavano che io mi sarei spaventato perché voi avete tutti sofferto molto e questa cosa bruttissima che è successa ha lasciato nel cuore di tutti una grande ferita. La mamma mi ha spiegato che siete una famiglia con la vita un po’ complicata, non come le famiglie della pubblicità in cui tutti sembrano stare bene e sembrano non soffrire mai e sembrano non avere nessun problema.

Dopo avermi raccontato di voi, di come siete, di come vivete la mamma mi ha chiesto tante volte: “Ma sei sicuro che ci vuoi?”

Lo so che vorreste sapere cosa mi ha raccontato la mamma di voi, ma non ve lo dico…vi dico solo che mi ha detto tutto proprio tutto… e quello che mi ha detto la mamma non mi ha per niente fatto paura, anzi e alla fine io le ho detto: “Si certo che sono sicuro, io vi voglio!”.

Ho capito che sarò un bambino molto fortunato ad avere una famiglia come voi, ho capito che la mamma e papà si amano molto e che vi amano molto e che anche voi due vi amate molto. Questo vi volevo dire, che dalla Luna si vedono bene come vanno le cose sulla Terra, e si vede che nella vita capitano tante cose belle e tante cose brutte, e che a voi è capitata una cosa molto brutta, ma siete una bellissima famiglia di cui io voglio fare parte. Voi due, Davide e Anna, siete speciali, si proprio speciali e io sarò felicissimo di avervi come fratellone e sorellona e sono sicuro che, anche se all’inizio vi romperò un po’ le scatole e vi scombussolerò un po’ la vita, poi andremo d’accordo e ci vorremo bene e non ci separeremo mai. Insomma questo volevo dirvi, che io non ho scelto solo la mamma e papà, ma ho scelto anche voi due, si proprio voi due, e che mi piacete molto anzi tantissimo!

Ci vediamo presto!

Il vostro “futuro” fratello.

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Nov
11
2009
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La farfalla




(Non ti fermi più, la tua vena di piccola scrittrice cresce man mano che scrivi. Brava Anna, continua così.)


LA FARFALLA

 

C’era una volta una farfalla di nome Giusi. Era la più bella del cielo.

Un giorno un’altra farfalla maschio di nome Michele si innamorò di lei e si sposarono.

Un giorno Giusi doveva incontrare Michele, ma era in ritardo. Giusi pensava: “ Sarà già arrivato, mi aspetterà!” Ma quando arrivò Michele non c’era.

Giusi si mise subito a cercarlo e ad un certo punto lo vide con un’altra farfalla femmina. Allora Giusi scappò.

Giusi non era più bella come prima perchè aveva perso Michele e si mise a piangere a dirotto.

Un giorno incontrò una farfalla maschio di nome Francesco che le disse:”Sei davvero bella” Giusi rispose.” Non è vero sono brutta” .

Francesco disse ”No, invece, sei davvero bellissima. Perchè pensi di essere brutta?” Allora Giusi gli raccontò la sua triste storia con Michele. Francesco e Giusi diventarono ammici, lei si accorse che stando con lui si sentiva meglio e anche più bella finchè alla fine si innamorarono e si sposarono.

Un pò di tempo dopo Giusi e Francesco incontrarono Michele insieme alla sua amica. Giusi era più bella di quando stava con lui e Michele pensò: “Quanto è bella e che sciocco sono stato a non aspettarla!”. Giusi si accorse di non essere più arrabiata con Michele, perchè se lui quel giorno l’avesse aspettata, lei non avrebbe mai conosciuto Francesco. Tutti quanti ritornarono ad essere amici.  

  Anna Magliano


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Nov
03
2009
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DA AMICHE A SORELLE

 

Il tuo ultimo racconto è bellissimo. Cara Anna capisci più cose tu della vita e della tua condizione di tanti adulti. Il tuo scrivere diventa sempre più fluido. Le storie diventano più complesse e articolate. A quello che hai dentro nel profondo riesci a dare sempre più voce e parole. Ti riesce di  trasfigurare profondissimi significati col tuo immaginario infantile. Brava Anna, ti adoro.


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DA AMICHE A SORELLE

C’era una volta un delfino che si chiamava Lola. All’inizio viveva felice con la sua mamma e gli amici in fondo al mare. Però un giorno gli altri pesci si accorsero che lei aveva la coda diversa da loro: aveva la coda a V e non a U come tutti gli altri delfini.
Così iniziarono a chiamarla “coda a v” e non più Lola; persino la sua mamma la chiamava così. Lola aveva una migliore amica di nome Alexander, anche lei con la coda a v, ma un giorno per farsi accettare dagli altri decise di nasconderla tenendola sempre dietro coralli alghe e conchiglie. Gli altri delfini volevano diventare amici di Alexander però le dissero: “Se tu vuoi bene a “coda a v” non sarai nostra amica, se invece non le vuoi bene e la chiamerai “coda a v” sarai nostra amica. Alexander decise di dare retta agli altri delfini e iniziò a chiamare Lola “coda a v”. Allora Lola decise di andarsene e disse: “Mi costruirò una casa qui vicino così ogni tanto potrò venire a salutarvi chiamandomi io stessa “coda a v”. Un giorno incontrò una delfina, di nome Stella, uguale a lei con la coda a v solo più grossa. La delfina le disse: “Ciao Lola , non mi riconosci? Sono tua madre!” “Ma la mia mamma è a casa!” rispose Lola. “Ma lei non è la tua vera mamma; sono io la tua vera mamma! Come vedi ho la coda uguale a te. La coda si tramanda di delfino in delfino di generazione in generazione e inizia a vedersi verso i 5 anni”. Gli raccontò una storia molto interessante: un suo antico antenato aveva la coda a v e anche lui veniva preso in giro chiamandolo “coda a v”. Ma un giorno successe una cosa molto importante: il delfino salvò alcuni suoi compagni da uno squalo proprio con la sua coda a v. A quel punto diventò molto importante per la sua gente. Però un po’ di tempo dopo non riuscì a salvare un delfino che morì mangiato da uno squalo e allora venne cacciato via e tutti si dimenticarono di lui. “Lola, i tuoi amici ti detestano per colpa della leggenda. Anche io sono stata cacciata per colpa della coda e ho dovuto abbandonarti a una mia amica che però evidentemente non è stata capace di prendersi cura di te. Ma ho dovuto lasciare non solo te:anche tua sorella”. “Mia sorella?” chiese stupita Lola. “Si, Alexander è tua sorella ed è stata cresciuta da un’altra mia amica. Così voi due siete cresciute come amiche ma non sapendo di essere sorelle”. A questo punto Lola e la mamma decisero di andare a cercare Alexander per raccontarle tutto ma la incontrarono che anche lei stava cercando la sua amica fuori dal villaggio. Quando si videro, Alexander chiese scusa a Lola e le domandò chi fosse quella delfina vicino a lei. Lola esclamò: “E’ nostra madre!” “lei nostra madre? noi siamo amiche non sorelle!” Allora Lola le raccontò tutta la storia e felici e insieme decisero di non lasciarsi più. Iniziarono a viaggiare nel mare finché un giorno non trovarono un gruppo di delfini tutto con la coda a v e vissero felici e contente.



 
Anna Magliano
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Lug
11
2009
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La maschera magica

Ecco l’ultimo tuo racconto che mi hai dedicato. Grazie piccola mia continua così. La tua testolina è preziosa. Ci sono molte differenze tra le prime storie e questa!

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La maschera magica

C’era una volta una signora, di nome Elisa, molto ricca, che viveva in un palazzo bello, tutto d’oro e d’argento con un bel giardino grandissimo pieno di animali e alberi carichi di frutta.

Ma un giorno vennero dei ladri che cacciarono via la signora e si impadronirono del palazzo e delle sue ricchezze.

Elisa, molto disperata, trovò una casa abbandonata che si affacciava su una piazza; questa casa era sporca, brutta e vecchia…ma aveva qualcosa di “magico”.

Infatti su ogni parete della casa c’era disegnata una faccia, sempre la stessa. Questa faccia però a volte c’era, altre volte scompariva. Di notte faceva sognare alla signora com’era quella casa prima che lei ci entrasse. In più parlava in continuazione, come se fosse viva, e raccontava la sua storia. In quella casa, tanto tempo fa, viveva una ragazza di nome Gelsomina perchè portava sempre tra i capelli un fiore di gelsomino; un giorno sentì bussare alla sua porta: aprì e si strovò davanti un signore che la voleva sposare.

Questo signore però era davvero molto brutto e poco simpatico e la ragazza non voleva per nulla al mondo sposarlo, ma non sapeva che quel signore era una stregone che quindi le fece una maledizione:

dovunque la fanciulla posasse gli occhi compariva sul muro la faccia della ragazza. Alla decima faccia la ragazza rimase imprigionata all’interno dei muri della sua casa.

L’unico modo per salvarla era che qualcuno entrasse nella casa, andasse a prendere una goccia di rugiada e un raggio di sole e li mettesse nella bocca della decima faccia.

Fino a quel momento non era entrato nessuno perchè la casa sembrava malvagia.

La leggenda e l’antidoto erano scritti su un muro della casa che però era tutto ricoperto di polvere e non si riusciva a leggere nulla.

La signora Elisa, visto che non voleva vivere in una casa così sporca, spolverò tutte le pareti una per una e lasciò per ultima quella con la scritta. Quando tolse la polvere da quella parete lesse tutta la storia e decise di aiutare Gelsomina. Prese due barattoli e corse fuori. In un barattolo mise il raggio di sole e nell’altro la goccia di rugiada.

Tornata a casa li mise nella bocca della decima faccia. A quel punto Gelsomina ritornò in vita.

Da quel giorno vissero come mamma e figlia in quella casa resa, però, bella e accogliente.

Anna 9 luglio 2009

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Mag
04
2009
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Il nido

Nido Nido e uccellinoNido e uovo Due ouva
 

Cara Anna,
un uccellino, mi sembra una femmina di merlo, ha fatto il nido in un vaso sul balcone di Claudia. E’ una cosa meravigliosa che commuove chiunque, spero. Non ha avuto paura, forse ha capito che  Claudia non farebbe mai del male a lei e ai sui ovetti che sta covando. Anzi, mi ha detto che esce poco sul balcone per non disturbarla. Lo fa solo quando lei non è nel nido.
Hai visto che costruzione meravigliosa è quel nido? Si è scelta un vaso di margherite che le fanno penombra, la mimetizzano, una posizione strategica dalla quale controlla tutto ciò che avviene intorno. Con un occhio guarda la casa, con l’altro guarda fuori. Brava mamma merlo, prudente, attenta, amorosa con quella che sarà la sua creatura. Proprio come la tua mamma che ti cura e ti difende ed è attenta a prevenire sempre ogni cosa che possa farti del male.
Che bel mistero è la natura, com’è commovente nella sua semplicità.
Ammirando e facendo il servizio fotografico alla sua merlottina Claudia ha pensato a te, le sei venuta in mente tu e ti/vi ha dedicato una poesia che io trovo bellissima.
Te la riporto di seguito.

metamorfosi

Anna e lei, architettura d’amore

Hai mai visto

Un nido?

Lei vuole

E può

Lei vola

Come te

Lei unisce

Lega

Come te

Lei intreccia

Fili

Di paglia

Tu intrecci

Pensieri

Tu vuoi

E puoi

Insieme

Legate

Cielo

E terra

La tua bocca

Dipinge

Immagini

Colorate

E fatate

Nutre

Chi ami

E t’ama

Il suo becco

Dipinge

un cerchio

morbido

e forte

Nutre

Chi ama

E l’ama

Ciao minuscole

Grandi donne

Del nostro balcone.

claudia fanti
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